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Segregazione Sociale

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Cos'è il Progetto

Segregazione_Sociale

Progetto pilota regionale
“Misure di contrasto al fenomeno della segregazione sociale in area urbana”

POR Calabria FSE 2007 - 2013

L’esclusione sociale è un processo che emargina progressivamente individui, gruppi e comunità dal mercato del lavoro, dall’accesso ai servizi a favore della salute, all’educazione. In generale è correlata alla combinazione di diversi fattori: disoccupazione, dequalificazione, situazioni di basso reddito, condizioni abitative inadeguate, criminalità ambientale elevata, cattiva salute,  disgregazioni familiari e, per quanto riguarda le donne, l’atavica difficoltà di coniugare tempi di vita e tempi di lavoro. Ne consegue che in molte aree, soprattutto di regioni economicamente marginali, le donne hanno dovuto o dimezzare le aspettative di affrancamento personale nel lavoro o, in molti casi, mettere assolutamente da parte ogni velleità lavorativa.

Particolarmente coinvolte dal fenomeno dell’esclusione sociale sono le fasce di popolazione con basso reddito, anziane, con difficoltà motorie, le donne e le minoranze etnico/culturali. In molte zone urbane, la mancanza di opportunità di lavoro ha seriamente condizionato la vita dei giovani.

La concentrazione di persone con i redditi più bassi e le peggiori prospettive di occupazione in quartieri caratterizzati da edifici fatiscenti e pessime condizioni ambientali, spesso inadeguatamente serviti dai trasporti pubblici e dalle infrastrutture locali, ha creato problemi sociali e gravi tensioni. Tali quartieri, praticamente esclusi dai maggiori sviluppi economici e sociali, diventano, di fatto, aree urbane dove si favoriscono i fenomeni di segregazione sociale.

Le attuali situazioni di segregazione ed i comportamenti discriminatori, implicano l’esistenza di un potenziale di crescita economica non sfruttato, non solo in termini di risorse umane, ma anche di rapporti economici e sociali. Ricondurre tali fasce socialmente emarginate nelle strutture sociali ed economiche della società, a cominciare dalla possibilità per queste persone di trovare un lavoro adeguato, costituisce uno degli elementi essenziali delle politiche attive del lavoro.
La possibilità di accedere al lavoro, all’educazione, ai servizi di cura della salute e ad altri servizi, è un fattore chiave dell’inclusione sociale.

E’, dunque, ormai consolidato il fatto che esiste l’esigenza di disporre di strategie integrate che uniscano regimi di sostegno all’attività lavorativa (ad esempio con strumenti di regolazione tra tempi di vita-lavoro), mercati del lavoro inclusivi e servizi sociali adeguati (come le forme di sostegno al reddito e di inclusione sociale). Le persone più lontane dal mercato del lavoro necessitano  anche di un sostegno sociale migliorato che continui dopo il conseguimento di un posto di lavoro, per evitare il cosiddetto “effetto girevole” che le fa rimbalzare dalla disoccupazione a lavori precari di scarsa qualità.

E’ comprovato che tale sostegno è spesso assente o inadeguato. Bisogna, quindi, trovare politiche incisive per sostenere effettivamente le fasce deboli della società visto che le nuove condizioni di frammentazione e di crescente complessità della città contemporanea portano a “…situazioni più o meno patologiche di incertezza, scarsa trasparenza, inadeguatezza – sia dal punto di vista del sistema nel suo complesso sia da parte dei singoli attori – che rendono meno agevole la mobilità spaziale degli utenti, che allungano i tempi di accesso-fruizione dei servizi, che generano nuove forme di esclusione…”, in particolare di esclusione sociale.

NASCE IL PROGETTO “MISURE DI CONTRASTO AL FENOMENO DELLA SEGREGAZIONE SOCIALE IN AREA URBANA”, gestito da Fondazione Calabria Etica nell’ambito del POR Calabria FES 2007/2013 – Asse II Occupabilità- Obiettivo Specifico “ D-E-F” “ Ob. Operativo” D3- E4 F1- F.3” “POC Calabria”.


L’intervento di contrasto alla segregazione sociale persegue i seguenti obiettivi:

  • sostegno, attraverso opportuni strumenti, alle donne per integrare tempi vita-lavoro, a tal fine risulta indispensabile creare una rete di centri e punti di ascolto, nelle città campione i primi, per tutta l’area provinciale i secondi;
  • realizzazione di una rete di centri di ascolto di quartiere che funzionino anche come antenne territoriali e di orientamento della domanda sociale nelle aree urbane oggetto del progetto, con particolare riferimento ai segmenti urbani più svantaggiati;
  • costruzione del processo di integrazione tra le politiche del lavoro e le politiche sociali;
  • identificazione delle antenne territoriali in qualità di presidi di legalità e di educazione all’esercizio dei diritti;
  • Rafforzamento dell’integrazione tra i soggetti che operano nel sistema dei servizi per l’impiego, dei punti unici di accesso ed i soggetti attivi a livello locale, tramite l’integrazione tra le attività progettuali e le attività istituzionali dei centri per l’impiego;
  • Realizzazione di sistemi informativi appropriati all’analisi della domanda sociale e dell’inclusione socio lavorativa
  • implementazione e realizzazione della Rete regionale dei Centri per l’Occupabilità Femminile nell’ambito dei Centri per l’Impiego e di una rete di sportelli di pari opportunità nelle aree rurali e urbane svantaggiate;
  • L’integrazione tra le banche dati costruite ad hoc per il progetto e i sistemi informativi sociali (s.i.n.a. e s.i.n.s.e)
  • favorire iniziative di sensibilizzazione per il coinvolgimento delle comunità locali e delle imprese.
  • contrastare l’isolamento l’emarginazione sociale dell’individuo e dei nuclei familiari;
  • sostenere e promuovere i processi di socializzazione e di integrazione con tutto il territorio urbano;
  • favorire il sistema di regole e la cultura della legalità;
  • ricostruire l’intero sistema relazionale attraverso “l’avvicinamento” al rete dei servizi, per ridare fiducia per i cittadini al servizio pubblico;
  • favorire percorsi integrati per l'accesso alla formazione professionale e per l’inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro delle persone svantaggiate.

Il progetto prevede la costituzione di una Rete Regionale, costituita da presidi diurni che rimangono a disposizione dell’utenza per prestare un supporto di tipo informativo di segretariato sociale e raccolta dei bisogni, per la quale la Fondazione Calabria Etica rappresenta la cabina di regia.
Nello specifico, una volta “raccolti” i fabbisogni si provvede a mettere a sistema le esigenze dell’utenza ed avviare le fasi organizzative per il supporto operativo.
In particolare, l’erogazione capillare di “informazione attiva” presso i punti di ascolto di quartiere è finalizzata a garantire: unitarietà di accesso, capacità di ascolto, funzione di orientamento, funzione di filtro, funzioni di osservatorio e monitoraggio dei bisogni e delle risorse, funzione di trasparenza e fiducia nei rapporti tra cittadino e servizi, soprattutto nella gestione dei tempi di attesa nell’accesso ai servizi, funzioni attive di accompagnamento nelle situazioni di ricerca di lavoro, interfaccia con i servizi sociali ed accompagnamento anche le normali problematiche quotidiane.
Si tratta, quindi, di un’azione informativa, di orientamento e di accompagnamento.

L’attività info/formativa erogata nei punti di ascolto di quartiere può essere così sintetizzata:

  • Accoglienza/ascolto/colloquio/accompagnamento;
  • Analisi della domanda e del contesto d’appartenenza;
  • Definizione del bisogno principale e delle priorità;
  • Risposta informativa per orientare verso la soluzione del problema;
  • Affiancamento, ove occorra, nell’attivazione dei processi per la soluzione del problema.

In particolare le attività dei punti di ascolto possono suddividersi in quattro fasi:

Fase 1 Accoglienza/ascolto/colloquio: l’operatore di front-office accoglie l’utente e provvede a compilare una scheda di prima accoglienza al fine di ottenere il maggior numero di informazioni possibili, di censire l’utenza e di misurare il disagio manifestato;

Fase 2 Analisi della domanda e del contesto d’appartenenza: dalla fase 1 emergono gli elementi di valutazione; il responsabile di unità provvede ad assegnare l’utente alla specifica professionalità;

Fase 3 Definizione del bisogno principale e delle priorità: a seguito dell’assegnazione, l’utente viene accompagnato dall’esperto in una cabina di ascolto per approfondire meglio i bisogni; l’esperto, in questa fase, avrà il compito di comprendere quali siano le priorità di intervento e, se insistono situazioni di disagio gravi, verranno segnalati al responsabile di unità il quale provvederà a contattare immediatamente gli uffici appositamente predisposti. E’ questo il cuore dell’intervento.

Fase 4 Risposta informativa per orientare verso la soluzione del problema: in questa fase, il problema derivante dal disagio manifestato viene risolto direttamente presso il centro di ascolto di quartiere con un supporto di tipo informativo. L’obbiettivo raggiunto è duplice: l’utente risolve un problema ma, soprattutto, “perde” la sensazione d’isolamento e di segregazione sociale.
Nei punti di ascolto opereranno animatori ed operatori specializzati anche in servizio di orientamento e bilancio delle competenze.

DESTINATARI
Il progetto si rivolge a tutte le fasce della popolazione a rischio di segregazione sociale: lavoratori svantaggiati, donne, anziani, popolazione immigrata, nomadi, persone appartenenti a minoranze etniche, donne vittime di violenza fisica, sessuale, psicologica e/o di costrizione economica, persone diversamente abili; gruppi a rischio di esclusione sociale e in condizioni di povertà relativa; giovani e studenti fuori dai percorsi di istruzione e formazione iniziale; detenuti/e ed ex detenuti/e, persone soggette a misura penale esterna o in semilibertà; soggetti affetti da dipendenze e quanti altri a rischio di segregazione sociale.


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